L’uso “imbarazzante” dei social media da parte di genitori, zii e amici di famiglia sembra essere una fonte di divertimento inesauribile per le generazioni più giovani. Queste prese in giro sono collegate all’irritazione dei ragazzi per una invasione che, nel giro di pochi anni, li ha espropriati di uno spazio esclusivo. Quest’uso “inappropriato” dei social è spesso esemplificato con i Buongiornissimi – meme di albe, gattini o neonati sbadiglianti e caffè accompagnati da generici auguri di Buongiorno. La leggenda vuole che questi post susciterebbero diluvi di entusiastici “mi piace” e saluti ricambiati nella popolazione più anziana e meno “social-evoluta”, tanto quanto provocano orbite roteanti nei più giovani e navigati utenti social.

Non è difficile vedere questo tipo di post come antitetici ai valori e alla cultura mediale dei Millennial, e ancora di più della Gen Z: propongono insignificante genericità quando loro ricercano personalizzazione, semplicità anziché ironia, una bontà sciapa che appare finta quando i più giovani si dichiarano in continua ricerca dell’autenticità [1]. Soprattutto, questi post hanno il demerito di salutare con gioiosi buongiorno la mattina presto – e, come noto, dimostrare entusiasmo per una sveglia mattiniera appare da sempre ai giovani un’ostentazione di estremo cattivo gusto. Mi sembra però decisamente più interessante soffermarsi sui possibili motivi della loro diffusione. In altre parole: cosa spinge la vostra mamma a condividere un Buongiornissimo?