Perché la Lombardia è stata tanto colpita dalla pandemia di Covid-19? Molti medici e politici intervistati in proposito hanno risposto che è stata una sfortuna, un caso che è successo qui e poteva accadere altrove in Europa. Da noi l’epidemia è stata “imprevedibile”, è arrivata “prima” e, malauguratamente, ha avuto modo di circolare senza che ce ne accorgessimo. Naturalmente vengono anche brevemente citate concause socio-economiche; qualcuno si spinge ad accennare a carenze organizzative. Ma, alla fin fine, è stato soprattutto un caso sfortunato. Questa spiegazione sembra soddisfacente e non suscitare ulteriori domande: la Lombardia è stata sfortunata. Accontentarsi di spiegare una tragedia con la sfortuna non è però un universale culturale: in molte culture questo concetto non esiste. L’esempio antropologico classico di una società che non si accontenta di spiegare gli eventi infausti ricorrendo all’idea di caso sfortunato sono gli Azande descritti da Evans-Pritchard: per gli Azande ogni calamità ha una causa sociale, che deve essere identificata nella loro densa rete di relazioni sociali.

Spesso le buone relazioni sociali che fanno da garanzia per una serena vita della comunità non devono essere preservate solo tra gli esseri umani, ma anche nei confronti dei non umani: altri esseri viventi, elementi naturali e spiriti. I Chewong – indigeni della foresta pluviale della Malesia – non separano moralmente gli esseri umani dagli animali e dagli spiriti. Ritengono quindi necessario mantenere buoni rapporti sociali anche con questi esseri. L’antropologa Signe Howell racconta che, al suo arrivo in una comunità Chewong negli anni ’70, trovò una grande agitazione a seguito di un incidente accaduto nella foresta: durante un temporale un grande albero si era abbattuto su di un rifugio temporaneo, uccidendo tre persone e ferendone molte altre. “Accidenti che sfortuna!” pensò l’antropologa nel sentire questo racconto. Ma i suoi nativi avevano un’opinione diversa.
Continua a leggere “I Lombardi e i Chewong di fronte alla Sfortuna”
