Carta igienica e scarpe alla porta: Purezza e Pericolo

Chi mi conosce sa che sono un zicchino fissata con l’ordine. E, di conseguenza, affascinata dai processi classificatori – vale a dire i modi in cui decidiamo che una certa cosa appartiene a una categoria o a un’altra: al primo o al secondo cassetto, a questo o quel ripiano della libreria, all’armadio estivo o a quello invernale. In effetti anche l’origine del mio interesse per l’antropologia ha un po’ a che fare con la mia fissa per l’ordine. E con il libro cui fa riferimento il titolo di questo post, Purezza e Pericolo, un saggio dell’antropologa Mary Douglas scritto nel 1966.


Mary Douglas mette in relazione le nostre idee sull’ordine e l’igiene con quelle religiose di purezza e contaminazione. L’idea alla base del libro è che il nostro pensare e agire nel mondo è sempre accompagnato a processi di classificazione e ordinazione. Questo lavoro di ordinazione, però, lascia necessariamente da parte qualcosa: nessun sistema di classificazione è perfetto, produce inevitabilmente degli scarti. Ciò che viene considerato come sporco o impuro è proprio questo fuori posto: quello che non rientra nei nostri schemi classificatori e nel nostro mondo per come lo abbiamo riordinato. Le nostre reazioni di rifiuto e disgusto, quindi, sono in grado di svelarci assunti che solitamente diamo per scontati su ciò che costituisce il nostro pensare alla realtà – le nostre cosmologie quotidiane.

Questa intuizione di Mary Douglas è particolarmente attuale in un periodo come questo in cui l’idea di contaminazione riveste un’importanza inedita nella nostra vita quotidiana: ci aiuta a capire le nostre preoccupazioni e i rituali che mettiamo in pratica per metterci al riparo. Come possiamo leggere, per esempio, alcune ossessioni collettive come la paura della carenza di carta igienica, o della contaminazione delle suole delle scarpe, che hanno accompagnato le prime settimane della diffusione della pandemia?

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