
Perché ci piacciono tanto i fenicotteri? I rosei pennuti sono oggetto di un imperituro culto pop-kitsch nato negli anni ’50, che ha visto una delle sue più alte celebrazioni nel balletto di Disney Fantasia 2000 (parere personale) e un recente picco di popolarità a partire dal 2016/2017 non ancora del tutto esaurito. Il successo modaiolo dei fenicotteri si basa sull’eleganza del loro zampettare e sul colore rosato del loro piumaggio – diventato un simbolo della spensieratezza estiva. Oltre che belli, però, i fenicotteri sono pure simpatici.
Secondo una ricerca descritta in un articolo di National Geographic che si può leggere qui, infatti, i fenicotteri sono tutt’altro che dei pennuti vanesi e superficiali come il loro aspetto potrebbe far sospettare: formano amicizie che durano tutta la vita e, proprio come gli esseri umani, amano trovarsi in compagnia dei loro amici. Come noi, inoltre, i fenicotteri vivono in gruppi piuttosto numerosi – in natura qualche migliaio di esemplari – e piuttosto starnazzanti. Per ridurre lo stress dell’affollamento tendono a ritrovarsi sempre negli stessi piccoli gruppi di migliori amici (2-6) che mantengo per molti anni. La numerosità dello stormo permette una buona possibilità di scelta di amici con cui si hanno effettivamente delle affinità.
Una delle ragioni a sostegno dell’utilità dello studio dell’antropologia è che ci dà l’opportunità di conoscere stili di vita alternativi – e prendere ispirazione dai modi in cui altre società hanno risolto problemi simili ai nostri. L’etnografia documenta la straordinaria creatività di noi esseri umani nel risolvere problemi (non di rado creandocene altri, bisogna riconoscere). Osservare gli altri animali che vivono in società può egualmente fornirci spunti per riflettere sul vivere sociale, sulle soluzioni che si possono trovare per vivere in gruppo in modo armonico. E la società dei fenicotteri, in effetti, sembra aver escogitato un buon bilanciamento tra la socialità necessaria alla felicità di animali sociali come noi (umani e fenicotteri) e le necessità di distanziamento sociale che siamo (noi umani) attualmente chiamati a mantenere.
Lo studio citato nell’articolo indica infatti la vicinanza/lontananza come criterio per individuare gli amici di penna tra i fenicotteri: i migliori amici sono vicini, tutti gli altri sono tenuti a distanza “di collo” per non darsi fastidio. Tra un fenicottero e un non-amico intimo c’è sempre una distanza pari alla lunghezza del collo dei pennuti (il che scongiura il rischio di beccate infastidite). Al nostro posto i fenicotteri avrebbero poco da discutere sul decidere chi sono i “congiunti” (più loro approssimazioni) e come mantenere il distanziamento sociale: ci suggerirebbero di stringerci attorno a quel gruppetto di 2-6 esemplari umani che ci fa indiscutibilmente piacere avere vicini negli anni, e starnazzare a tutti gli altri.