Il mio incontro con la Fortuna

La prima volta che ho incontrato la fortuna, sul campo, è stato nella saletta delle pause nell’ipermercato in cui ho condotto la ricerca per la mia tesi di dottorato. Me ne sto in un angolo a prendere appunti mentre alcune lavoratrici chiacchierano tra loro, quando la stanza si zittisce improvvisamente. Alzando lo sguardo vedo entrare il direttore dell’ipermercato e una donna che non conosco. Al mio saluto sono presentata come una stagista, “sta scrivendo un libro, l’abbiamo assunta per scrivere un libro su di me… ma non me lo fa mai leggere!” scherza il direttore. Quando escono, un’addetta della pescheria mi chiede “ma sai chi è quella?!”. No, in effetti me lo sto domandando.

È la direttrice di tutto il centro commerciale, spiega, e aggiunge “eh, fortunata lei, che se ne sta comoda seduta alla scrivania a fare soldi, mentre io sono qui a puzzare di pesce…”. Da zelante studentessa di sociologia quale sono, non posso fare a meno di replicare che non sarà mica per caso che quella ragazza è direttrice di un centro commerciale: la fortuna c’entra poco con il lavoro che si fa nella vita, c’entra molto di più la famiglia da cui si proviene, dunque le possibilità che si sono avute, le persone che si conoscono… lei ribadisce seccata che no, non è affatto vero, il successo nel lavoro è tutta una questione di fortuna. Il mio tentativo di argomentare suscita un’insistenza sdegnata contro le mie parole. No, nella vita è proprio tutta questione di fortuna. E, certo, anche un po’ del “darsi da fare”.

È lì che capisco perché il mestiere dell’astrologa suscita molta più simpatia di quello della sociologa, oltre che implicare la scrittura di testi più divertenti da leggere. Me ne esco dalla stanzetta umiliata, nella consapevolezza di essere stata ingiustamente considerata una di quelli che sbattono in faccia alle pescivendole la loro incommensurabile distanza dalle direttrici d’ipermercato, con la conseguente impossibilità per loro, e i loro figli di seguito a loro, di poter mai fare altro nella vita.

Qualche anno dopo sono in università, nella stanza assegnisti del dipartimento, e mi congratulo con un collega che ha trovato un nuovo lavoro. La sua descrizione pure chiama in causa la fortuna, con la constatazione che dopo un periodo di disoccupazione si sono improvvisamente succeduti una serie di eventi che si sono incastrati perfettamente tra loro; non solo il lavoro, ma anche l’aver trovato così facilmente casa nella nuova città e ad un così buon prezzo (grazie ad un amico). Osservo che anche le ragazze che sto intervistando – sto lavorando a una ricerca sui giovani italiani e le conseguenze della lunga crisi economica – mi citano in continuazione la fortuna quando chiedo loro come hanno trovato lavoro, e spesso anche la casa in cui abitano (non pagando affitto o pagandone uno più basso di quello di mercato). Il sociologo replica che sì, è ovvio, vivendo in una società in cui nulla o quasi ti arriva per merito, quando ti capita qualcosa di buono sei portato naturalmente ad attribuirlo alla fortuna.

Per noi è certo “ovvio” ricorrere a spiegazioni che chiamano in causa “il caso” o “la fortuna” nel rendere conto dei nostri percorsi. Spiegare qualche avvenimento come un caso fortuito significa dire che non è possibile individuare con precisione un disegno, intenzione, merito o responsabilità dietro a questo avvenimento. E, anche, che ci accontentiamo di non interrogarci ulteriormente sulle complesse ragioni che stanno dietro alle nostre “fortune”. Questo tipo di spiegazione, però, non è così universale e ovvia come siamo portati a supporre. In effetti in molte culture i concetti di caso e fortuna non esistono neppure. Spesso pensiamo che i richiami alla fortuna abbiano a che fare con qualche retaggio “arcaico”. Diversi autori hanno però messo in luce, al contrario, che questo modo di intendere la vita sia particolarmente congeniale alla società occidentale contemporanea: si lega all’idea che siamo artefici del nostro percorso, grazie alla nostra intraprendenza e capacità di sfruttare le occasioni; ma serve anche a riconciliarci con la nostra esperienza del fatto che, molto di rado, le cose stanno realmente così. Una prima esplorazione di queste idee si trova in un mio articolo pubblicato sulla rivista EtnoAntropologia in open access, che è possibile leggere e scaricare qui. Altre letture, idee e spunti sul tema della fortuna saranno pubblicate in questo blog.